La Frase
"E' buffo come i colori del vero mondo divengano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo". Alexander DeLarge (Malcolm McDowell) in Arancia Meccanica
Contatore
*loading*
Al Cinema

Una notte da leoni

Feeds e Wall
  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Registra il tuo sito nei motori di ricerca PaginaInizio.com PageRankTop.com BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Disclaimer
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite i collegamenti posti all'interno del sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete. Il fatto che il blog fornisca questi collegamenti non implica l'approvazione dei siti stessi, sulla cui qualità, contenuti e grafica è declinata ogni responsabilità. L'autore non ha alcuna responsabilità inoltre per i commenti ai post, anche se anonimi, di cui sono responsabili i rispettivi autori. Le immagini pubblicate vengono dal web, la loro pubblicazione è intesa unicamente come completamento della recensione o del post o del blog, a vantaggio dei visitatori. Qualora, però, chiunque ne avesse il diritto o la proprietà ritenesse di non concedere il permesso del collegamento all'immagine e la pubblicazione, lo comunichi al titolare del blog e i collegamenti alle immagini relativi verranno rimossi immediatamente come pure vengano segnalati commenti ritenuti non idonei e lesivi in qualche modo.
Credits
ArancioGrafica (o anche ArancioMacchia che tanto fa lo stesso, sono sempre io) per il template. Splinder e Altervista per l'hosting.

mercoledì, 16 settembre 2009, 14:39

inglourious-basterds-poster1TITOLO ORIGINALE: Inglourious Basterds

DURATA: 153'

REGIA: Quentin Tarantino

CAST: Brad Pitt, Christoph Waltz, Mélanie laurent, Eli Roth, Michael Fassbender, Diane Kruger, Daniel Bruhl, Til Schweiger, Gedeon Burkhard, Jacky Ido, Mike Myers

ANNO: 2009

VOTO: 9

 

LA TRAMA:

Durante l'occupazione tedesca Shossanna, una giovane ebrea, riesce a sfuggire miracolosamente al massacro della sua famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa, per poi rifugiarsi a Parigi, dove sotto false spoglie diventa gestrice di una sala cinematografica. Nel frattempo una squadra di soldati ebrei addestrata per uccidere i nazisti e noti al nemico come i "bastardi" organizza una missione mirata ad eliminare i leader del Terzo Reich che li porta nei pressi del cinema parigino, dove Shossanna sta tramando la  sua vendetta personale...

LA MIA RECENSIONE:

"C'era una volta nella Francia occupata dai nazisti..." così, citando Sergio Leone, inizia la favola di Quentin Tarantino, sesta opera del cineasta re del pulp che ancora una volta ci sorprende e ci strabilia, in un crescendo di evoluzione estetica e di sintesi dei generi cinematografici. Diviso in cinque capitoli, che si contraddistinguono per musiche, atmosfere e stili differenti, il film si snoda su due storie parallele e dipendenti che vanno a culminare nel finale. La prima è quella di Shossanna Dreyfus (Mélanie Laurent), ebrea sopravvissuta miracolosamente durante lo sterminio della sua famiglia per mano del colonnello delle SS Hans Landa (Christoph Waltz), che si rifugia a Parigi dove sotto false spoglie prende la gestione di una sala cinematografica. La seconda è quella dei "bastardi" del titolo, un gruppo di soldati ebrei, messo insieme dal tenente americano Aldo Raine (Brad Pitt), divenuti in poco tempo il terrore dei nazisti, la cui missione è quella di uccidere quanti più soldati tedeschi possibile e nella maniera più brutale, ovvero prendendo loro lo scalpo. Quando la missione dei bastardi si spingerà fino all'eliminazione degli alti leader del Terzo Reich, il gruppo si troverà nei pressi del cinema parigino, dove Shosanna sta tramando la sua vendetta personale.

Tarantino non vuole riscrivere la storia, ma creare dei personaggi che secondo le leggi dell'universo parallelo da lui ideato risultino credibili; da qui una delle scelte più geniali: quante volte abbiamo visto film di guerra in cui i soldati tedeschi parlano un perfetto inglese (da noi italiano) o al massimo storpiano il loro accento per farlo somigliare al tedesco? in questo film ogni personaggio parla la sua lingua d'origine, in un gioco linguistico che diventa struttura portante della storia stessa (si consiglia infatti la visione in lingua originale). In parte grazie a questo espediente ci ritroviamo di fronte ad uno dei personaggi più affascinanti della cinematografia tarantiniana, il colonnello Hans Landa, riuscito perfettamente grazie alla strabiliante interpretazione di Christoph Waltz (interpretazione che gli è valsa la Palma d'oro quale migliore attore al Festival di Cannes 2009), genio linguistico che ci regala nuovi momenti di dialogo ironico e delirante, ai quali il regista ci ha abituati. Saranno proprio i dialoghi a reggere la trama, lunghissimi, forse per alcuni anche troppo, ma pregni di significato  che, allontanandoci dalla violenza e dall'azione che ci si potrebbe aspettare, hanno la capacità di trasformarsi nel vero motore degli eventi, in una continua costruzione e demolizione della tensione, in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo. Ottime le interpretazioni e la scelta dei protagonisti che, come per la scelta linguistica, appartengono al paese d'origine del proprio personaggio (imperdibili l'accento texano di Brad Pitt e il cameo di Mike Myers nel ruolo del colonnello inglese Ed Fenech). Le musiche, tra omaggi e riferimenti alla filmografia di genere, accompagnano perfettamente ogni capitolo, grazie soprattutto al gusto impeccabile che da sempre contraddistingue il cineasta, in grado di ripescare brani che sembrano scritti appositamente per i suoi personaggi, fino a trasformarsi, come nel caso della splendida Cat People di David Bowie, in veri e propri monologhi interiori. Più che mai in questo film, il Cinema è il vero protagonista: dalla pellicola alla sala cinematografica, dagli attori ai critici, dall'arte alla propaganda, usando il cinema come genesi di un mondo che non può esistere se non soltanto sul grande schermo. Ciò che più colpisce infatti è proprio l'amore per la settima arte e l'entusiasmo quasi bambinesco di chi ama il proprio lavoro prima di tutto come spettatore e poi come regista, capace, con ironia e intelligenza, di regalare al film una vena romantica che andrà ad esplodere nel pirotecnico finale.

C'era una volta il cinema, verrebbe da dire, un certo tipo di cinema, che Tarantino è stato in grado di esaltare e plasmare a sua immagine, creando un genere tutto suo, sempre originale, nonostante sia pregno di citazioni e riferimenti, sempre riconoscibile fin dalle prime inquadrature, ma nonostante questo sempre sorprendente e visivamente stimolante.

Penso che questo sia il mio capolavoro, con questa battuta il regista sceglie di chiudere, forse indirettamente, il suo ultimo lavoro... e non è detto che sbagli.

 Pubblicato su cinema4stelle.it

Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti (5)
Questo post è rintracciabile in: guerra, capolavori, bastardi senza gloria, cinema4stelle

martedì, 08 settembre 2009, 21:17

Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti (3)
Questo post è rintracciabile in: horror, cinema4stelle, drag me to hell

giovedì, 03 settembre 2009, 19:35

settimo sigilloTITOLO ORIGINALE: Det sjunde inseglet

DURATA: 96'

REGIA: Ingmar Bergman

CAST: Bengt Ekerot, Max Von Sydow, Gunnar Bjornstrand, Nils Poppe, Bibi Andersson, Inga Gill, Maud Hansson, Inga Landgré, Gunnel Lindblom

ANNO: 1957

VOTO: 9

 

LA TRAMA
La storia, ambientata nel medioevo timorato e fanatista all'avvicinarsi dell'anno Mille, è incentrata sugli ultimi giorni del cavaliere Antonius Block, crociato rientrato in patria, che incontra la Morte e, per prendere tempo, la sfida in una partita a scacchi. Durante il viaggio di rientro al suo castello il Cavaliere incontrerà una serie di situazioni grottesche e surreali, e di personaggi altrettanto particolari che lo accompagneranno nel cammino ignari della sua sfida contro la Morte.
 
 
LA MIA ANALISI
Vedendo per la seconda volta questo film, non posso fare a meno di parlarne e soffermarmi ad analizzare uno dei capolavori della storia del cinema.
E' incredibile come un film entri a far parte dell'immaginario collettivo anche senza averlo mai visto. La potenza di un'immagine semplice e chiara riesce a penetrare nell'inconscio, custode di memorie che ignoriamo, per risvegliarle come in un gioco di specchi nel quale l'unica immagine riflessa è la nostra. Il Settimo Sigillo ha la capacità di raccontare millenni di domande, ansie e inquietudini custodite nei nostri cuori. Chiunque può impersonarsi nella storia perchè di ognuno di noi si parla e sarà sempre attuale perchè tutto si ripete ciclicamente.
Come in un dipinto allegorico il regista ci mostra l'uomo nelle sue diverse sfaccettature, analizzandone il rapporto con la morte, la fede e l'ignoto.
Il Cavaliere è un uomo di fede che davanti alla Morte si ritrova disorientato, le sue certezze vacillano e l'immagine di Dio è lieve ed impalpabile di fronte alla certezza della morte. Troppe domande non hanno risposta e non sopporta la possibilità di un'esistenza senza significato. Dall'altra parte il suo scudiero, Jons, rappresenta la parte pragmatica e razionale dell'uomo istruito che di fronte all'ignoto ne accetta la nullità, vivendo la vita nella consapevole attesa della morte, pur essendone spaventato. Il popolo timorato rappresenta l'altra faccia della fede che, se da una parte arreca sicurezza, dall'altra può sfociare nel fanatismo e nell'esasperazione del martirio in cerca della salvezza. Il fabbro e la moglie invece, nella loro beata ignoranza, limitano i propri tumulti alla quotidianità ed alla carnalità.
La risposta alle inquietudini del Cavaliere sta nella speranza e nella semplicità, rappresentata dalla coppia di saltimbanchi, Mia e Jof, che insieme al loro figlioletto vivono per l'amore ed il rispetto reciproco. Sarà proprio per loro, per lasciarli scappare, che Block saboterà la partita a scacchi, colpendo intenzionalmente la scacchiera e facendone cadere alcuni pezzi, così che la Morte li riponga in maniera tale da poter vincere.
Giocando con luci ed ombre, il bianco e il nero sono gli altri veri protagonisti della pellicola, nelle suggestive sequenze che illustrano simbolicamente i sigilli dell'Apocalisse. La bellezza e la profondità dei dialoghi si mescolano sapientemente a momenti di ironia e comicità e la sceneggiatura, chiara e pulita ne fa un film attualissimo, non solo per gli argomenti affrontati, ma anche per lo stile narrativo. 
Alcune scene sono davvero indimenticabili, per la forza e la suggestione che emanano, e sicuramente tra queste, oltre alla partita a scacchi, ci sono la confessione del Cavaliere, che credendo di parlare ad un prete racconta i suoi timori alla Morte stessa e lo splendido finale che ci mostra la Morte mentre accompagna le sue vittime in una danza macabra verso l'ignoto, uno dei più famosi fotogrammi della storia del cinema.
Il Settimo Sigillo rientra tra quei film immortali che ognuno di noi dovrebbe vedere almeno una volta.
 
 
 
La confessione del cavaliere
 
 
Cavaliere Block: Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare, mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi vedo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili; vi scorgo immagini d’incubo, nate dai miei sogni, dalle mie fantasie.
-
Morte: Non credi che sarebbe meglio morire?
-
Cavaliere Block: E’ vero.
-
Morte: Perché non smetti di lottare?
-
Cavaliere Block: E’ l’ignoto che m’atterrisce.
-
Morte: Il terrore è figlio del buio.
-
Cavaliere Block: Sì, è impossibile sapere…ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde dietro mille e mille promesse e preghiere sussurrate ed incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? E cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me e sia pure in modo vergognoso e umiliante, anche se io Lo maledico e voglio strapparLo dal mio cuore? E perché nonostante tutto Egli continua ad essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi? Mi ascolti?
-
Morte: Certo.
-
Cavaliere Block: Io vorrei sapere, senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza, voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il Suo volto nascosto, e voglio che mi parli.
-
Morte: Il Suo silenzio non ti parla?
-
Cavaliere Block: Lo chiamo e Lo invoco e se Egli non risponde io penso che non esiste.
-
Morte: Forse è così, forse non esiste.
-
Cavaliere Block: Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine? Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno, come cadendo nel nulla, senza speranza!
-
Morte: Molta gente non pensa né alla morte né alla vanità delle cose.
-
Cavaliere Block: Ma verrà il giorno in cui si troveranno all’estremo limite della vita.
-
Morte: Sì, sull’orlo dell’abisso…
-
Cavaliere Block: Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un’immagine, alla quale poi dare il nome di Dio.
Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti (5)
Questo post è rintracciabile in: drammatico, capolavori, il settimo sigillo

lunedì, 15 giugno 2009, 19:16

Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti (2)
Questo post è rintracciabile in: sacro e profano

lunedì, 15 giugno 2009, 13:26

they-live-poster-1

THEY LIVE

RUNTIME: 93'

DIRECTOR: John Carpenter

CAST: Roddy Piper, Keith David, Meg Foster, George "Buck" Flower, Peter Jason, Raymond St. Jacques

RELEASE DATE: 1988

RATING: 8/10

QUOTE: "I have come here to chew bubblegum and kick ass... and I'm all out of bubblegum." (John Nada)

Outside the limit of our sight, feeding off us, perched on top of us, from birth to death, are our owners! Our owners! They have us. They control us! They are our masters! Wake up! They're all about you! All around you!
Put on your glasses, they control us. This is the not so subtle concept ruling John Carpenter's masterpiece They Live. A political satire that goes straight to the problem, with the ability to fuse humor and action with an intelligent script, making this genre film both thoughtful and entertaining. 

As a matter of fact the peculiarity of this b-movie flavoured sci-fi is semplicity: alien forces control our media, making subliminal use of TV, commercials and magazines to subvert our thinking.

The main character, John Nada (the word nada in spanish means nothing, he's nothing, no one, just one of us), finds a hidden stash of special sunglasses which allow him to see that nothing is as it seems: a terrible plot is being perpetrated on the underclass by skeletal aliens living among humans, hiding their faces and advanced mind control devices beneath masks of authority and wealth. "Obey", "Submit", "Marry and reproduce" this are the messages hidden underneath the surface. Humans are hypnotized into passivity, independent thought is discouraged, they're just ordered to "stay asleep". With the help of his friend Frank (the five-minutes street fight scene to convince Frank into wearing the sunglasses is memorable) Nada cooperate with a rebel gang to destroy the machine beaming the aliens' brainwashing propaganda signal. 

Made during the Reagan administration, They Live is a critical reaction against consumerism and capitalism, a subversive and satiric portrait of the 80's, as relevant now as it did two decades ago.

 
Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti (1)
Questo post è rintracciabile in: essi vivono, they live, cinematesque

sabato, 30 maggio 2009, 20:42

s_darko_in_production_movie_posterTITOLO ORIGINALE: S. Darko

DURATA: 103'

REGIA: Chris Fisher

CAST: Daveigh Chase, Elizabeth Berkley, Ed Westwick, Briana Evigan, James Lafferty

ANNO: 2009

VOTO: 4

 

 

LA RECENSIONE

Prima di dire qualsiasi cosa bisogna chiarire un punto: Richard Kelly (ovvero il regista e ideatore di Donnie Darko) con questo film non c'entra assolutamente nulla. Ci tenne anche lui a sottolinearlo quando si preannunciava l'uscita negli Stati Uniti “Ci sono alcune cose che mi piacerebbe precisare: Non ho letto lo script. Non sono assolutamente coinvolto in questa produzione, nè mai lo sarò. Non ho controllo sui diritti del nostro film originale e nè io nè il mio produttore Sean McKittrick riceveremo un dollaro dagli incassi di questo film" disse, dissociandosi completamente dal progetto. Quindi, se come me siete tra quelli che leggendo sequel di Donnie Darko avete visto crollare un mito, con conseguente reflusso gastrofageo, non vi preoccupate, quì non si parla di sequel (anche se si vorrebbe) ma di involontaria parodia.
Purtroppo quando un film riesce a sbancare i botteghini come ha fatto Donnie Darko, creando intorno a sè un culto ed una scia di fan incalliti, capita che uno di loro (il regista Chris Fisher, un fan appunto) decida di tentare la fortuna riciclando una locandina che è come la luce per le falene e buttandosi a capofitto in un disordinato e febbricitante copia-incolla.
Mettiamola così, S. Darko è un film che non va preso seriamente, un prodotto per la domenica pomeriggio di canale 5, un "Donnie Darko for dummies" se vogliamo.
 
Sono passati sette anni dalla morte di Donnie. Ora 18enne, la sorellina Samantha decide di partire con la sua migliore amica in un road-trip per la California, sperando di lasciarsi dietro le spalle la tragedia che ha segnato la sua infanzia a Middlesex. Tutto ok fino a quì, se Samatha non fosse una sorta di lolita sotto sedativi e i dialoghi con la migliore amica non sembrassero usciti da Dawson's Creek. Comunque, sfortuna vuole che la loro macchina si fermi nei pressi di una cittadina dimenticata da Dio dove arriverà in loro aiuto un ragazzo che sembra uscito da un film anni '50, con tanto di pacchetto di sigarette infilato nel risvolto della manica della camicia (peccato che la camicia aveva anche un taschino sul davanti...). Per recuperare i pezzi necessari a riparare la macchina ci vorranno un paio di giorni e così le due ragazze decidono di fermarsi in un motel della cittadina. Nel frattempo un giovane veterano di guerra, considerato il matto del paese e da tutti chiamato Iraq Jack, vagabonda con sguardo allucinato per le strade, annunciando che la fine del mondo avverrà (di nuovo) il 4 luglio 1995. Poi ci ritroviamo a scoprire che anche la sorellina di Donnie soffre di allucinazioni apocalittiche e si ricomincia con i viaggi nel tempo, quasi fossero parte del patrimonio genetico della famiglia Darko. Ma non basta. A quanto pare nella concezione di Fisher per fare viaggi nel tempo basta desideralo fortemente e così ci si ritrova a fare avanti e indietro, con personaggi che modificano gli eventi sacrificando sé stessi. L'unica innovazione sta nel punto di vista della storia principale: è Samantha ad apparire nelle visioni di Iraq Jack, come Frank (il coniglio) appariva a Donnie. Ma nonostante questo per l'intera durata del film viene spontaneo chiedersi come mai la protagonista sia Samantha. Donnie Darko, infatti, funzionava perchè il protagonista era un personaggio abbastanza interessante da portare sulle spalle il film anche senza conigli e viaggi nel tempo. Il personaggio di Samantha invece è assolutamente piatto e passivo rispetto agli altri protagonisti, che però non vengono mai approfonditi.
Come se si tentasse di ricostruire un puzzle con pezzi presi da differenti scatole, in un caleidoscopio di personaggi e situazioni lanciate a caso nella storia, vediamo rispuntare le particolarità che hanno caratterizzato Donnie Darko: "vermi d'acqua" che indicano il destino, maschere di coniglio,  (una masnada di) sequenze che partono in slow-motion per poi accellerare, predicatori pedofili, edifici bruciati... e anche il nipote di Roberta Sparrow. Nel lavoro di copia-incolla però si sono fatti sfuggire un paio di cose: l'ironia per esempio, o i dialoghi intelligenti, la capacità di coinvolgere emotivamente e di creare un ritratto sull'adolescenza e sulla società, la colonna sonora che riporta al periodo di ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi e, soprattutto, per quanto ingarbugliata fosse nell’originale, la logica. Ma, come ho già detto, questo film non va preso seriamente.
Così passa un'ora e quaranta, tra risate isteriche e sbadigli, continuando a seguire la trama di una storia senza atmosfera, nella speranza che vada almeno a parare da qualche parte, per poi scoprire che, non solo non lo fa, ma che tutta la carne buttata al fuoco non ha la dovuta spiegazione. Il tutto si conclude in un finale enigmatico che non spinge a domande o riflessioni filosofiche, ma che fa riflettere sul tempo… quello sprecato per guardare questo film.

Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti (39)
Questo post è rintracciabile in: s darko

venerdì, 29 maggio 2009, 23:53

La citazione di oggi 

Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero... rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!

(Jake/John Belushi da "The Blues Brothers" 1980, regia di John Landis)

Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti
Questo post è rintracciabile in: citazioni

martedì, 26 maggio 2009, 21:03

controlTITOLO ORIGINALE: Control

DURATA: 122'

REGIA: Anton Corbijn

CAST: Sam Riley, Samantha Morton, Alexandra Maria Lara, Joe Anderson, Craig Parkinson, Toby Kebbell, James Pearson, Amdrew Sheridan, Harry Treadway, Ben Naylor 

ANNO: 2008

VOTO: 8

LA TRAMA

Basato sul romanzo auto-biografico di Deborah Curtis, è la storia del controverso leader dei Joy Division, Ian Curtis. Andando oltre l'artista ed il mito e cercando l'uomo, il giovane poeta del rock era soprattutto un ragazzo fragile, dilaniato dall'epilessia e dalla sua stessa sensibilità che l'hanno portato a morire suicida a solli 23 anni.

LA MIA RECENSIONE

Il rischio nel raccontare la storia tragica di un mito è quello di scadere nel patetismo e nella speculazione. Non è il caso di Control. Al suo debutto cinematografico, il famoso fotografo e regista di video-clips del mondo rock Anton Corbijn ci regala una pellicola estremamente delicata e sensibile, uno sguardo al tempo stesso poetico e disincantato che riporta una figura da sempre mitizzata a proporzioni umane. E' la storia di Ian Curtis, il cantante della band dark-punk Joy Division, morto suicida a soli 23 anni. 

Il film si basa sul romanzo auto-biografico della vedova di Curtis "Touching from a distanace" e mantiene, nella sceneggiatura adattata da Greenhalgh, il tentativo di donare quello spessore psicologico che si distacchi dalla leggenda, descrivendo limiti, debolezze e tormenti che hanno portato il giovane Ian alla scelta estrema. Ci troviamo di fronte alla storia di un ragazzo poco più che adolescente, un ragazzo di una sensibilità e una fragilità che scadevano nella patologia, un ragazzo che amava scrivere e che trovava la sua dimensione nella musica di David Bowie e Iggy Pop; lasciatosi trasportare dalle emozioni si è sposato, appena ventenne, ha avuto una figlia e si è ritrovato legato ad una quotidianità che richiedeva responsabilità più grandi di lui. Nel frattempo il successo della sua band lo risucchiava e chiedeva sempre di più, mentre la sua patologia si manifestava in crisi epilettiche che lo facevano sprofondare nello sconforto. Forse per scappare dalla realtà che si era creato, si innamora di una giovane giornalista belga, ma questo amore non fa altro che accrescere il suo dilaniamento e il disamore per la moglie, insieme al rimorso che gliene viene, intrappolandolo. 

La bravura del regista a livello visivo è davvero indiscutibile e si traduce in una fotografia in bianco e nero penetrante ed efficace, in grado di riportare il sapore della scena punk britannica di fine anni '70 e di sottolineare i "colori" di un personaggio complesso, malinconico e disperato. 

La scelta stilistica si distacca dai film prettamente musicali, manca il movimento e il frastuono che caratterizzano tanti altri biopic di genere, la macchina da presa si concentra sul personaggio, rispetta pause e silenzi, in una visione realistica dell'intimità del quotidiano che si allontana, come fece poi lo stesso Curtis, dal clamore tipico della scena rock. Non mancano però i momenti musicali, tra concerti ed esibizioni live che superano la perfezione nel ricalcare la realtà e che di certo non deluderanno chi, come me, ha amato ed ama i Joy Division. 

Assolutamente grandioso Sam Riley che, oltre a somigliare molto fisicamente a Curtis, è calato perfettamente nel ruolo: ripete e fà sue mimiche, espressioni e sguardi del cantante (dà quasi i brividi la scena del live di Transmission, vedere il video originale su youtube per credere) conferendo il giusto spessore ad un personaggio che vive il suo dramma senza saperselo spiegare. 

Un piccolo capolavoro che raggiunge il suo apice nel bellissimo e struggente finale, in un silenzio visivo permeato di rispetto, spezzato solamente da un grido che si fissa nella memoria indelebilmente. 

 

 

"Il passato è già parte del mio futuro e il presente è fuori dal mio controllo"

 

 
Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti (4)
Questo post è rintracciabile in: drammatico, control, biopic

venerdì, 22 maggio 2009, 19:51

In arrivo la recensione....

(S. Darko: come rovinare un'idea geniale con un sequel)

 QUI'  il trailer in lingua originale

Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti (4)
Questo post è rintracciabile in: s darko

mercoledì, 20 maggio 2009, 12:17

soffocareTITOLO ORIGINALE: Choke

DURATA: 89'

REGIA: Clark Gregg

CAST: Sam Rockwell, Anjelica Huston, Kelly MacDonald, Brad William Henke, Clark Gregg, Gillian Jacobs

ANNO: 2009

VOTO: 6

LA TRAMA
Victor Mancini è un ex studente di medicina, costretto ad abbandonare gli studi per pagare le costose cure alla madre malata di demenza senile. Lavora in un parco a tema, vestendo i panni del contadino del '700 e per sbarcare il lunario simula soffocamenti nei ristoranti per farsi soccorrere e guadagnare la "gratitudine" di chi salvandolo si sente eroe per una sera. Alienato dalla degradante realtà, è un sessuomane irrecuperabile, alla continua ricerca della felicità da auto-annullamento.
 
LA MIA RECENSIONE
"Talento sprecato" non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente. Chi ha letto il libro sa di cosa parlo. Ovviamente mi riferisco al talento di Chuck Palahniuk, sprecato per un film che forse ha come unico merito proprio la sceneggiatura.
Ok, me ne rendo conto, due volte è chiedere troppo, ma per un attimo ci avevo sperato: Sam Rockwell nei panni di Victor Mancini, la mitica Anjelica Huston al suo fianco nel ruolo della madre, colonna sonora dei Radiohead... eppure,bastano pochi minuti ed è subito chiaro che la prima volta, come sempre, rimane la migliore. Seconda trasposizione cinematografica di un romanzo di Palahniuk, questo film conferma Fight Club come l'incontro di due chimiche che fondendosi con naturalezza hanno saputo regalare un'esperienza impareggiabile. Cosa manca a Soffocare? La regia, soprattutto. Non c'è né personalità, nè fantasia, nessuna sperimentazione o iperattività immaginifica che riprenda lo stile allucinato del romanzo. Visivamente lo svolgimento scorre piatto come in uno di quei telefilm semi-sconosciuti che passano in televisione la domenica mattina e questo, con una storia del genere alle spalle, è davvero imperdonabile. Ma qualcosa di positivo c'è: innanzitutto la recitazione, in particolare le interpretazioni di Rockwell e Huston, perfetti nei loro personaggi; poi c'è lo script, che, nonostante tutto, mantiene la sua forza. Quì anche sceneggiatore, Il debuttante regista Clark Gregg ha saputo costruire una trasposizione scorrevole e coinvolgente, perfettamente in linea con il carattere grottesco e surreale del racconto, grazie soprattutto ai dialoghi, solo apparentemente superficiali, che nascondono una riflessione acuta ed ironica sul distacco dall'ipocrisia conformista della società moderna e sui difficili meccanismi che regolano i rapporti umani. Così, la storia di Victor Mancini mantiene il suo sapore di favola cinica, mentre l'osserviamo alle prese con un legame, quello con la madre - da sempre eccessiva e sfuggente e ora malata di demenza senile- che ha condizionato la sua vita in ogni aspetto. E' per lei che ha abbandonato gli studi di medicina, per poterla curare in una costosissima casa di cura; è per lei che si ritrova quotidianamente confinato nel '700, costretto nei vestiti d'epoca del parco a tema in cui lavora; è sempre per lei, per arrotondare, che simula soffocamenti nei ristoranti, regalando un giorno da eroe a chi si lascia ingannare, costringendolo a sentirsi per sempre debitore nei suoi confronti. Alienato dalla realtà, le sue emozioni sono congelate, forse per la paura dell'abbandono che ha contrassegnato la sua infanzia. La ricerca di una felicità fasulla, momentanea e senza legami lo porta alla sessualità compulsiva, all'auto-annullamento. Come il libro questo film ci permette di riflettere, raccontando una storia completamente fuori dagli schemi, su quella realtà quotidiana nascosta dietro apparenze e comode facciate. Peccato per il finale che ricerca troppo forzatamente una normalità che non appartiene all'originale e che lo banalizza.
In fin dei conti non è un film da buttare, ma per chi, come me, aspettava da tempo di vederlo sullo schermo, la delusione è inevitabile e non resta che consolarsi con la dolce voce di Thom Yorke che accompagna suadente i titoli di coda.
 
 la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l'immaginazione.

Directed by MilenaOne.
Permalinkalo cliccando qua - commenti (5)
Questo post è rintracciabile in: commedia, drammatico, soffocare